INTERVISTA ALLE VERTIGINI ACUSTICHE!!!!

Ormai abituati a rimanere costantemente in rotazione radiofonica, abbiamo con noi le Vertigini Acustiche, duo composto da Antonio Riccioluti a Ramona Leoni

Ben ritrovati ragazzi, dunque, dall’esordio nei locali di Roma e provincia, al lancio del vostro terzo singolo…ne è passato di tempo…e ne sono successe di cose…

Ciao Sonia è sempre un grande piacere per noi. Sì, sono tre anni ormai che lavoriamo fra le nostre canzoni e le esibizioni live nei vari locali; pian piano stiamo cercando costruire la nostra identità come “Vertigini Acustiche”

Il brano attualmente in promozione si intitola “Che cos’è!”, il quale sia musicalmente, che per quanto riguarda la tematica affrontata, ha un taglio del tutto diverso rispetto ai due singoli precedenti, molto legati tra di loro?

Sì, molto diverso per certi aspetti ma comunque collegato al resto dell’EP, per altri: dal punto di vista musicale, indubbiamente, subentra questa struttura del classico “twelve bar Blues” dissacrato poi invece da un ritornello molto pop. A livello di tematiche si può dire che comunque sono delle riflessioni personali, magari un po’ più  varie, ma che stringono le mani alle altre canzoni presenti nel disco pur tuttavia con un taglio decisamente più ironico.

L’idea di un brano meno impegnato, per così dire, è in linea sia con la stagione, ma anche con la necessità talvolta, di prendere le cose con un po’ più di leggerezza e con una certa ironia…

L’idea di un brano meno impegnato, per così dire, è in linea sia con la stagione, ma anche con la necessità talvolta, di prendere le cose con un po’ più di leggerezza e con una certa ironia…

Nel brano vige una domanda, un po’ spiazzante, tuttavia molto inerente al periodo che stiamo vivendo, dove si è sempre connessi con ogni strumento e ogni persona, senza essere magari sintonizzati con i sentimenti e le emozioni, ossia la frase “Che cos’è un sentimento se non lo puoi provare…?”

Già. La connessione, nei giorni d’oggi, può assumere diverse. Idem per la sintonizzazione. Hai fatto, come sempre, un’ottima osservazione.

Il brano raccoglie delle domande relative a ciò che viviamo e che ogni giorno osserviamo,  colori come quelli del semaforo, diventano un pretesto per riflettere sul percorso della vita, molto simile spesso ad una strada, come le soste, le fermate, con i segnali che ci guidano e ci dirigono in un senso piuttosto che in un altro….

il brano raccoglie delle domande relative a ciò che viviamo e che ogni giorno osserviamo,  colori come quelli del semaforo, diventano un pretesto per riflettere sul percorso della vita, molto simile spesso ad una strada, come le soste, le fermate, con i segnali che ci guidano e ci dirigono in un senso piuttosto che in un altro….

E’ difficile rispondere alle tue domande poiché fai delle considerazioni che c’entrano in pieno già il mood stesso della canzone… Esatto, il gioco fra i colori del semaforo e le azioni ad esso correlate, sono proprio il modo in cui noi ci possiamo approcciare al percorso della vita.

C’è poi un’immagine di notevole impatto emotivo e che si lega parecchio anche questa, purtroppo  alla realtà quotidiana…ci si chiede “come cresce un bimbo per strada se ci sono soldati a sparare?” ecco quindi che se la strada rappresenta la metafora del nostro cammino, questa diventa anche uno scenario tragico, dove il confronto con le paure, la violenza.. addirittura la morte, ci lascia  a volte ben poche scelte …

Giusto. Questa è la riflessione più “cruda” della canzone che invece ha un taglio molto disimpegnato. È difficile però non riflettere su queste brutture le quali purtroppo quasi quotidianamente vediamo ma che con colpevole ignavia ignoriamo, complice anche un po’ lo stile di vita occidentale che da più importanza all’apparenza anziché all’essenza.

Sonia Bellin

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