Diamo un ben ritrovato a Lo Martill, cantautore che inizia la sua formazione artistica, nonché la sua carriera a Rio de
janiero, dove ha modo di incontrare e suonare con musicisti professionisti che arrichiscono il suo bagaglio musicale, da dove
trae di continuo ispirazione….a proposito di ispirazione, ecco che si presenta con il nuovo singolo, lo abbiamo incontrato per
poterne parlare…
Caro Lo Martill ..ancora non è passato un anno da “Let’s Groove” e rieccoci qua…con un brano tutto nuovo, intitolato
“NEGRO” già in radio da qualche settimana, un brano che hai definito come un inno un inno ai neri che sono stati
schiavizzati e sono ancora sfruttati fino ai giorni di oggi…
È esatto principalmente per quello che hanno fatto per la musica, per la danza. Levando la musica classica ed il country music, il resto hanno creato tutto loro, dal blues al rock, dal jazz al funk, dal samba al afoxe’ insomma…
La musica è sempre stata un veicolo molto diretto per trasmettere messaggi anche sociali, come tu stai facendo con “Negro”…ritieni che sia anche efficace..? Ritieni insomma, che le parole contenute in “Negro”, possano in qualche modo sensibilizzare le persone ad un comportamento scevro da pregiudizi?
Si per forza con il messaggio di NEGRO cerco di fare riflettere la gente su tutto ciò che è successo nella storia, schiavitù, sfruttamento che ancora esiste e che non lascia l’ Africa essere indipendente. E anche la loro grande ed essenziale importanza nell’ arte ( musica danza ecc )….
Il genere con il quale ti esprimi deriva dalla tua formazione musicale, in America Latina, come abbiamo ricordato in apertura…una commistione di stili che, sebbene si coniughi con testi leggeri e molto spensierati, trova in questo brano una
via d’accesso ad un tema profondo e di una certa urgenza comunicativa…
A parte i generi musicali che uno fa, dove vai arriva sempre alla loro musica. Quanto al razzismo ecc, il tema è profondo e molto attuale basta vedere che succede in Italia e in Brasile esiste un grande sfruttamento ed un grande razzismo ancora.
Andando indietro con la storia, la deportazione degli schiavi dall’Africa e il loro sfruttamento nelle piantagioni americane è la testimonianza di quanto oltre al razzismo, non ci sia una presa di coscienza umanitaria da parte dell’uomo, di quanto
Sia facile appropriarsi di comportamenti e gesti che l’animo umano non dovrebbe avere il coraggio nemmeno di annoverare…
È ma la gente è stata sempre manipolata dei forte potere, già da molto tempo, dal capitalismo, dal individualismo, della competitività, della tecnologia e che tutto questo secondo me crea un grande egoismo fra le persone. Ed il compito dell’artista è fare capire e sensibilizzare la gente attraverso dell’arte principalmente della musica.
Soffermandosi un attimo su questo popolo costretto a lavorare in condizioni disumane ed espropriato di tutto, pensiamo
alla loro forza e alla loro capacità di reagire a tutto questo, non perdendo quello che forse avevano di più caro, ossia la passione per l’arte, il ritmo nel sangue come si suol dire…le avversità non hanno spento la loro speranza… e il loro disagio ha preso la forma di quei blues da cui poi è nata la musica rock ma non solo….
Ma è esattamente per questa sofferenza e questi sfruttamento disumani che hanno creato la loro arte, un modo di sfogarsi la loro rabbia.
C’è hai presente che la capoeira stata inventata delle schiavi per fare finta che stavano ballando e invece è un ballo lotta una arte marziale creata per combattere contro i loro padroni, che pensavano che stavano sì divertendo e invece stavano creando un modo di combattere contro di loro. Geniale!!
E quando dico nella canzone
” Nāo fica em cima do muro” sarebbe metaforicamente ” Non avete paura” come dire non lasciate influenzare per tutto ché successo nella storia perché potete fare ancora molto di più.
Sonia Bellin
