MARCO IANTOSCA: “NON”

Non è solo una semplice canzone,  perchè è così che potremmo definire il brano, anzi come lo definisce lo stesso autore- Marco Iantosca- un passaggio da una modalità di scrittura articolata ad un approccio più essenziale, più semplice, dove le parole costruiscono concetti immediatamente riconoscibili. Del resto Marco Iantosca ha sempre amato miscelare varie influenze musicali, per creare un sound originale e in linea con la sua timbrica: una voce possente, con un’estensione notevole, capace di trattenere le note, facendole svettare e ritorcendole assieme alla cadenza melodica, pacata, raffinata, ma mai costante, con  una tonalità ben definita ma versatile. Tutto ciò è ravvisabile anche nel nuovo singolo, intitolato NON, che anticipa l’ultimo album dell’artista “Tra social e realtà”. Nel brano partecipa anche il rapper Hot Ice, il quale, dopo aver ascoltato il pezzo, ha deciso di aggiungere questa ciliegina sulla torta, creando un gioco di ruolo tra il genere pop e il rap. Ma Hot Ice non è il solo ad aver partecipato alla composizione del brano, per il quale infatti  Marco, si è avvalso anche della presenza di grandi musicisti Sudamericani. Il cantautore ama infatti ricordare quanto questo progetto abbia coinvolto tante persone, ognuna con il suo retroterra culturale, il suo mondo e il suo punto di vista, dando così, varie prospettive ad uno stesso sguardo.

Partito dall’Italia, Iantosca è arrivato fino in Venezuela, laddove, Al Vp Studio de Grabaciòn incontra   Victor Paredes (Tecnico del suonoe polistrumentista) e RolandoNúñez (chitarrista) . Per poi arrivare nuovamente in Italia, precisamente al Sound Design di Marco Ruggiero, dove il lavoro viene completato e missato e, finalmente… Ecco Venezia, scelta come scenografia per il videoclip ufficiale di NON, diretto da James Dawson, il quale, aveva girato anche il documentario che raccoglieva vari estratti delle registrazioni, immagini backstage, nonché simpatici aneddoti riguardo il progetto.

Un progetto che “NON” è solo una canzone per l’appunto, dal momento che, solo il luogo del Venezuela, ci fa capire quanto le vicende umane- in questo caso un  guerra civile di cui in Europa si parla in modo soltanto vago- si intersecano anche con la musica, con un modo di vedere le cose, il più profondo possibile.  Ma questa volta, Marco ha scelto la semplicità e il linguaggio diretto: molto meno complesso dei lavori precedenti, senza disdegnare un viaggio tra i generi, che arriva fino all’underground anni ’90 e, tra i dubbi emotivi, quella paura nascosta; le pieghe di un sentimento provato ma difficilmente esprimibile a parole…Ecco spiegato il motivo di questo titolo, così breve eppure di così ampio respiro. Anziché raccogliere la negazione, Marco ha voluto attenuare ogni estremo per cercare di trovare un equilibrio,  oltre che semantico, anche musicale, di modo che le varie sfaccettature emotive si bilanciassero tra di loro.

Sonia Bellin

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