L’IPOCONDRIA RACCONTATA DAL RAP DI SIXTEEN

Si intitolerà  “IPOCONDRIA EP” il nuovo progetto discografico di SIXTEEN, al secolo Domenico Lovicario nato ad Altamura il 29 marzo di 25 anni fa, e che intravede fin dal suo primo approccio alla musica, nel Rap, lo stile ideale a trasmettere le difficoltà e le contraddizioni della società e dei componenti che la creano. Da un modo pressoché schivo nel rapportarsi agli altri, nonché nel disagio derivato dall’essere incompreso o dal risultare incomprensibile, Domenico, sente che soltanto la scrittura lo può aiutare: quei pensieri affollati nella sua mente, frutto di un susseguirsi di constatazioni disordinate e contrastanti, prendendo la forma scritta si concretizzano e  stabiliscono un certo criterio nel caos del suo rimuginare. La concretizzazione  diventa un campo d’azione in cui Sixteen lotta non più  contro se stesso, ma contro quei miraggi mentali, derivati da un’opinione confusa di sé e da lì, la musica, che serra queste parole in una metrica atta a contenerle, dà loro una forma, una traccia,  che poi andrà a comporre assieme ad altre, una storia come quella narrata da “Ipocondria Ep”. Un disco che non a caso, Sixteen decide di pubblicare a 25 anni, un numero che  è quasi come una linea di demarcazione di quella stessa traccia impostata dalla musica: come la scrittura si fa consapevolezza del nostro  essere e pensare, la nostra vita, convenzionalmente, da questa età in avanti, diventa più consapevole, con proiezioni rivolte più al presente che al futuro. Certamente la musica di Sixteen ha ben poco a che fare con le convenzioni e con tutto quel sistema di agire per così dire “convenzionale”, lo stesso linguaggio scelto dall’artista, è per sua stessa definizione  uno svincolarsi dalle regole imposte dalla società: il non fare quello che la gente si aspetta, l’agire secondo soltanto la propria indole, senza avere mai niente da dimostrare… Sono tutti strumenti che si intersecano in IPOCONDRIA EP, specialmente nella title track del disco, che ci porge un quadro quasi dissonante del senso di disagio interiore combattuto da Sixteen. Presente su You Tube anche con un videoclip ufficiale, la traccia che apre L’EP è la confessione forzata di una malattia inesistente, ovvero la diagnosi stessa di un disturbo interiorizzato e impossibile da dimostrare con sintomi prettamente fisici. L’appellarsi dell’autore alla paranoia, fa comprendere quanto il processo di ricognizione di sé, derivi da una costante e assidua analisi del proprio stato d’animo e del riflesso che questo può avere, nello manifestarsi presso gli altri, ma Sixteen prende tutte le precauzioni necessarie, ammettendo che spesso, non è tutto come sembra: “Mi fingo duro nei video se serve…ho solo questa voce, la stessa che tu giudichi ogni volta che mia ascolti”. Qui Sixteen si rivolge direttamente all’ascoltatore anticipando qualsiasi suo giudizio e legando la prima traccia alla successiva: “Sono fuori controllo parlo con me stesso e non capisco che se mi sto ascoltando mi nascondo dietro ad un volto che non mi appartiene” è una delle frasi più rappresentative di “Pilota Automatico”, la quale mette in luce quell’inerzia che adombrava l’essere se stessi. L’ombra non si è ancora estinta, dato che siamo solo all’inizio di un percorso teso a far luce su se stessi. Un percorso che anche l’ascoltatore riesce a compiere, avvicendandosi tra il proprio vissuto e quello del protagonista di brani che, traccia dopo traccia, disegnano una figura incerta ma convinta  a farsi valere per quello che è. Dall’identificare la propria voce come un canale per farsi letteralmente sentire, IPOCONDRIA EP, scavando negli abissi profondi di un’anima contorta e sulle proprie ansie e paure, fa riemergere  una figura fortificata, che nella lotta tra volere e potere, da una forza di volontà coatta, prende i valori umani e l’altruismo quale metro di misura di un valore inestimabile, che nemmeno la più instabile precarietà interiore può tentare di distruggere.
Sonia Bellin

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