INTERVISTA A STEFANO ZONCA

INTERVISTA A STEFANO ZONCA

Dopo lo straordinario successo con “E’ ora uscire”, lanciato nelle radio lo scorso maggio, ecco che fa il suo ritorno con un nuovo brano il cantautore piemontese, il cui primo singolo risale al 2012 con “Stanze di Cera”, trasmesso in 108 radio nazionali e locali…lo abbiamo ritrovato e per l’occasione, intervistato….

Benvenuto Stefano,

si intitola IL TEMPO NON ASPETTA, e come in “E’ ora di uscire”, anche questo brano, presenta un videoclip che ti cede alle prese con la parte registica…quanto sono importanti le immagini, in questo caso, una sceneggiatura, nel veicolare un messaggio, e più propriamente una canzone?

I miei videoclip prendono spunto dalla canzone ma, cerco un’indipendenza che prenda per così dire.. libero  spunto …tuttavia non cerco per forza un legame….

Anche a partire dal titolo, si nota un certo legame tra questo singolo e quello dello scorso

anno…la volontà di non rimanere fermi su un’idea…di reagire…di mettersi all’opera per dare una svolta sempre nuova alla propria vita….sfruttando al meglio ogni occasione, specialmente dal lato formativo….

“IL TEMPO NON ASPETTA fa parte di un cammino artistico, intrapreso da un po’ di tempo a questa parte…

 Se in “E’ ora di uscire “ il messaggio era più rivolto all’esterno, in “Il tempo non aspetta”, l’atmosfera sembra farsi più intima…lo stesso approccio alla scrittura del testo ne è testimonianza…tutto sembra essere più vicino ad un’esperienza vissuta in prima persona….

Le mie canzoni partono da un’esperienza personale…poi ..lascio che le emozioni che ho dentro…facciano il loro lavoro…

 Nella presentazione del brano e del relativo videoclip hai dichiarato quanto sia importante tenersi stretti i propri sogni, di quanto una cosa che desideriamo fare, debba porsi in risalto nel nostro operato quotidiano….

Sono molto legato ai sogni…in quanto credo fortemente in loro…

Il brano si potrebbe definire prettamente pop, tuttavia i richiami rock sono evidente…come definiresti il tuo genere..?

Per ogni canzone, cerco il mondo giusto…ma le chitarre non mancano mai…

Sonia Bellin

L’AMORE SPIEGATO DAGLI IMARA’

Dopo averci deliziato con una splendida Primavera Verrà, poi on una toccante ninna nanna dedicata alla scomparsa della loro madre…e dopo una parentesi rivolta alla nostra società, ecco che il duo musicale romagnolo, ritorna nel circuito radiofonico con un pezzo che parla d’amore, senza alcuna pretesa, se non quella di riflettere su questo sentimento spesso controverso e difficile da interpretare, ma che coinvolge in prima persona ognuno di noi, sia nella sfera affettiva che in quella propriamente amorosa. Il titolo del brano è “Che cos’è l’amore,”, una domanda …? Forse si, ma senza comunque  il punto interrogativo, un’indagine volta a tralasciare l’aspetto più malinconico, rilasciando soltanto la solarità che questo lato della vita ci ispira, quasi un inno alla potenza rivoluzionaria e sorprendente dell’Amore. L’Amore che “mescola le carte del tuo cuore”, che “ si ubriaca  e va un pò dove vuole” ,che “nasce dal cemento come un fiore”, per arrivare ad un ritornello che evidenzia l’imprescindibilità della presenza dell’Amore nelle nostre vite :“Chi ha dato Amore, Amore avrà , chi non lo vuole poi lo cercherà”. Qualche rimando al pop d’autore più raffinato, e dove  il valore della tradizione e del mondo folk, sembra quasi travisato da una sottile vena  trap imposta al pezzo, ma ecco che la scelta della strumentazione dà voce ad un connubio tra antico e nuovo, dove le alternanze tra i fiati  e la fisarmonica, sospirano fugaci tra le chitarre e le percussioni, mantenendo forte l’impatto ritmico del pezzo.

Sonia Bellin

UN ANGELO E…UNA SIRENA

L’estate è ormai finita, ma non la voce di una Sirena…che  continua a risuonare nell’etere…  si tratta dell’ultimo singolo di Fabrizio Campoli, in arte BE ANGEL, autore, cantante, producer pop – dance italiano, il quale da anni si dedica alla ricerca di contaminazioni e collaborazioni varie. Fondatore delle palestre Be Evolution – vera connessione tra musica e movimento- Fabrizio è tornato da poco nel panorama musicale italiano, con il singolo estivo “LA SIRENA” , un brano carico di energia e carica positiva, dove la ritmica elettronica persegue un cortocircuito indie-pop. Una miscela di componenti che   conferiscono al pezzo, il tipico sound estivo leggero e spensierato, accompagnato da un sound etno- caraibico che ne accarezza la melodia.

Figura misteriosa, simbolo di meraviglia e bellezza, la sirena ha da sempre destato il fascino della letteratura antica e coeva, come una sorta di figura mitologica, essa infatti assume in sé diversi simboli e svariati significati, d’ispirazione per  fiabe e leggende e, Be Angel è riuscito a riassumere in questa canzone, la metafora di un’immagine prendendo spunto dalla fantasia e non solo.  Non a caso, nel video del brano, la sceneggiatura propone un incontro casuale tra un uomo comune ed una creatura mitologica, che porta i due protagonisti a viveri scenari  inediti immortalati in immagini-simbolo: una giornata al mare, una festa…. prendendo  come pretesto le emozioni e le delusioni che gli amori estivi ci fanno provare. Tutti questi raccordi sentimentali trovano nel mare un luogo indefinito, ma altrettanto ricco di trasparenza… Autenticità di sensazioni che poi si riversano, come le onde nella  sabbia, su chi ascolta il brano e osserva il videoclip. Realizzato dal regista Valerio Errani della Marval Studio Il video è stato concepito in chiave ironica, mettendo in risalto il carattere espressivo dell’artista. Il cantante non recita mai le parti in playback, inoltre Fabrizio, lungi da qualsiasi pretesa iconica, non è presente in primo piano, lasciando invece che sia la storia e le immagini ad essa correlate a fare non solo da sfondo, ma da vere protagoniste, con uno story board disegnato a mano ricco di colpi di scena e con un finale a sorpresa .

Sonia Bellin

UNA VOCE CHE SI DISTINGUE: EMANUEELE PICOZZI

Un cantautore ma soprattutto una voce, la cui sensibilità riesce a rendere la trasparenza di ogni emozione, che prende vita attraverso la musica, appoggiandosi anche a quella di altre persone. E’ così che le canzoni di Emanale Picozzi, come dimostrano le due ballads “ Con te” e “Così sarà”, diventano parte anche di chi non ha vissuto quei sentimenti, eppure…soltanto per mezzo di questa sua straordinaria flessibilità vocale, queste vengono provati e percepite finendo a volte, per confondersi con le nostre stesse sensazioni emotive. Del resto Emanuele è uno che si è sempre circondato da professionisti per migliorare e affinare sempre di più le sue capacità; non solo  Luca Jurman e Roberto Graziani, ma anche Eddy Mattei (braccio destro di Zucchero Fornaciari), il quale ha scritto l’Ep “Le cose che non tornano più” ed Autore che ha permesso ad Emanuele, come ha dichiarato lui stesso durante una recente intervista, di maturare molto, sia a a livello lavorativo che personale. Ricordiamo poi che Picozzi  è stato proclamato anche  artista emergente più trasmesso in radio, non è quindi solo un fatto di collaborazioni ed etichetta-da non dimenticare infatti la pubblicazione del suo album d’esordio “Le cose che non tornano più”, con la nota Uiversal – il talento di Emanuele è ravvisabile anche dalle interpretazioni stesse, che l’artista  riesce ad apportare, da come queste, arrivino subito alla gente… Dal suo primo album Emanale ha anche estratto il singolo “Un giorno nuovo”, che gli è valso poi il riconoscimento del Disco d’argento, altra conferma di quanto anche la critica-e non solo il pubblico di ascoltatori radio- sia concorde nel definire Picozzi un vero cantante pop. Un genere forse non più attuale e non più in linea con le esigenze di mercato, di certo però in linea con le nostre emozioni e sul nostro bisogno di stupirci di fronte ad una grande voce…

Sonia Bellin

VERTIGINI ACUSTICHE E NON SOLO….

Inimitabili, goliardici, sempre attivi e creativi…sono le Vertigini Acustiche, il duo acustico che risponde al nome di Antonio Riccioluti e Ramona Leoni. Dopo due singoli in cui si indagava l’amore mostrandone i caratteri più nascosti e  quelli più profondi, arriva il singolo per l’estate di questi due ragazzi, la cui creatività e voglia di suonare ha dato vita ad un progetto in cui, aspetti apparentemente insignificanti della quotidianità, diventano spunti fondamentali per un’analisi dell’essere umano e di tutto ciò che lo circonda. Piccoli gesti, l’attesa, il mare…sono queste e tante altri le immagini da cui partono poi le riflessioni e quindi gli scenari presso cui si svolgono le storie narrate dal duo. Il grande talento delle Vertigini Acustiche infatti, non consta solo di una grande preparazione musicale, grazie anche alla lunga gavetta dove i due ragazzi hanno calcato i vari palcoscenici dei locali di Roma e provincia, ma anche della capacità di raccogliere piccoli frammenti sonori, per poi comporre un caleidoscopio armonico di grande suggestione. Bastano infatti pochi suoni ed essenziali, per arrivare all’armonia giusta, basta anche solo la connessione sonora con lo stato d’animo, non solo di chi ascolta,ma anche,  per primo, di chi scrive. La semplice sovrapposizione di tonalità, di accordi..ma anche le pause.. i silenzi tra una nota e l’altra come sono soliti fare Antonio e Ramona, tutto questo sfoggia un’incredibile connessione musicale, che poi si riversa nello stesso significato del brano. “Che cos’è un sentimento se non lo puoi provare…?” perché se è vero che è necessario approfondire un sentimento, comprenderlo e cercarne il senso, è altrettanto vero che è difficile, se non impossibile, descrivere , ma soprattutto apprezzare il valore di qualcosa, senza prima averlo vissuto…..non a caso ci accorgiamo di quanto ci manca qualcosa o qualcuno, soltanto dopo averlo perso….

Sonia Bellin

INTERVISTA A LO MARTILL!!!

Diamo un ben ritrovato a Lo Martill, cantautore che inizia la sua formazione artistica, nonché la sua carriera a Rio de

janiero, dove ha modo di incontrare e suonare con musicisti professionisti che arrichiscono il suo bagaglio musicale, da dove

trae di continuo ispirazione….a proposito di ispirazione, ecco che si presenta con il nuovo singolo, lo abbiamo incontrato per

poterne parlare…

Caro Lo Martill ..ancora non è passato un anno da “Let’s Groove” e rieccoci qua…con un brano tutto nuovo, intitolato

“NEGRO” già in radio da qualche settimana, un brano che hai definito come un inno un inno ai neri che sono stati

schiavizzati e sono ancora sfruttati fino ai giorni di oggi…

È esatto principalmente per quello che hanno fatto per la musica, per la danza. Levando la musica classica ed il country music, il resto hanno creato tutto loro, dal blues al rock, dal jazz al funk, dal samba al afoxe’ insomma…

La musica è sempre stata un veicolo molto diretto per trasmettere messaggi anche sociali, come tu stai facendo con “Negro”…ritieni che sia anche efficace..? Ritieni insomma, che le parole contenute in “Negro”, possano in qualche modo sensibilizzare le persone ad un comportamento scevro da pregiudizi?

Si per forza con il messaggio di NEGRO cerco di fare riflettere la gente su  tutto ciò che è successo nella storia, schiavitù, sfruttamento che ancora esiste e che non lascia l’ Africa essere indipendente. E anche la loro grande ed essenziale importanza nell’ arte ( musica danza ecc )….

 Il genere con il quale ti esprimi deriva dalla tua formazione musicale, in America Latina, come abbiamo ricordato in apertura…una commistione di stili che, sebbene si coniughi con testi leggeri e molto spensierati, trova in questo brano una

via d’accesso ad un tema profondo e di una certa urgenza comunicativa…

A parte i generi musicali che uno fa, dove vai arriva sempre alla loro musica. Quanto al razzismo ecc, il tema è profondo e molto attuale basta vedere che succede in Italia e in Brasile esiste un grande sfruttamento ed un grande razzismo ancora.

 Andando indietro con la storia, la deportazione degli schiavi dall’Africa e il loro sfruttamento nelle piantagioni americane è la testimonianza di quanto oltre al razzismo, non ci sia una presa di coscienza umanitaria da parte dell’uomo, di quanto

Sia facile appropriarsi di comportamenti e gesti che l’animo umano non dovrebbe avere il coraggio nemmeno di annoverare…

 È ma la gente è stata sempre manipolata dei forte potere, già da molto tempo, dal capitalismo, dal individualismo, della competitività, della tecnologia e che tutto questo secondo me crea un grande egoismo fra le persone. Ed il compito dell’artista è fare capire e sensibilizzare la gente attraverso dell’arte principalmente della musica.

Soffermandosi un attimo su questo popolo costretto a lavorare in condizioni disumane ed espropriato di tutto, pensiamo

alla loro forza e alla loro capacità di reagire a tutto questo, non perdendo quello che forse avevano di più caro, ossia la passione per l’arte, il ritmo nel sangue come si suol dire…le avversità non hanno spento la loro speranza… e il loro disagio ha preso la forma di quei blues da cui poi è nata la musica rock ma non solo….

Ma è esattamente per questa sofferenza e questi sfruttamento disumani che hanno creato la loro arte, un modo di sfogarsi la loro rabbia.

C’è hai presente che la capoeira stata inventata delle schiavi per fare finta che stavano ballando e invece è un ballo lotta una arte marziale creata per combattere contro i loro padroni, che pensavano che stavano sì divertendo e invece stavano creando un modo di combattere contro di loro. Geniale!!

E quando dico nella canzone 

” Nāo fica em cima do muro” sarebbe metaforicamente ” Non avete paura” come dire non lasciate influenzare per tutto  ché successo nella storia perché potete fare ancora molto di più.

Sonia Bellin

“L’AMORE NON ESISTE” L’ULTIMO SINGOLO DEI MY ESCORT!!!

“L’AMORE NON ESISTE” L’ULTIMO SINGOLO DEI MY ESCORT!!!

Un titolo che risuona perentorio e che sembra quasi contraddire lo stesso andamento del brano… uno sviluppo musicale che riporta le controversie combattute del nostro stato d’animo,  Stiamo  parlando de “L’amore non esiste”, l’ultimo singolo dei My Escort: Alessio Montagna (tastiere e voce), Luca Agerde ( al basso) e dal 2014, alle chitarre,  Daniele Trevisan. Band formatasi nel 2010 e che fin dall’inizio si è contraddistinta per l’originalità e la cura dei dettagli prefigurando un percorso musicale sempre in ascesa. Tra diversi live e concerti, due sono i lavori in studio , l’antologia di  “Canzoni in ritardo” e “Parentesi Estive”; di quest’anno è invece  la pubblicazione dell’Ep L’amore non esiste”, contenente tre canzoni, tra cui il singolo precedente “Cosmopolitan”, il secondo estratto porta invece lo stesso titolo dell’album ed  è il secondo capitolo di questo progetto. Un brano che si discosta dai lavori precedenti della band vicentina, dove la concretezza delle immagini riportate dalle parole non si erige più a contrasto con il significato: se nel primo singolo  il cocktail  ci riportava direttamente alla “fatticità” di un momento di scambio sociale e quindi ad un’analisi su di esso, qui il percorso può risultare inverso: “L’amore non esiste”, un concetto astratto ma anche un’affermazione che non ha a che vedere con un punto di vista, ma che si ricollega alla sfera personale . Se la totale immersione di “Cosmopolitan” ci aveva permesso uno sguardo fermo e puntuale sulle relazioni umane, ora possiamo affermare che “l’amore non esiste” e visionare i cerchi concentrici che ci separano da questo centro vitale “dall’amore vero”. Parte quasi in sordina la musica, ogni nota  e la stessa voce di Alessio, sembrano adagiarsi delicatamente sulle parole del testo… Quasi si volesse sussurrare quello che si sta per dire, titubanti nel dichiarare uno stato d’emergenza sentimentale. Tuttavia poi emergono le certezze, una riscossa della ritmica tra le parole che si scaraventano sull’impulsività del flusso di pensiero; il tutto  con una cura pressoché maniacale degli arrangiamenti, un’abitudine ormai per i My Escort, in cui viene soppesata ogni più lieve piegatura sonora.

E se musicalmente i due brani si discostano uno dall’altro – artificiosità e commistione di generi nel primo, essenzialità e levigatezza nel secondo – il senso indagato è adiacente, anzi sembra esserci un filo conduttore che li lega, dove la paura di rischiare, l’incertezza di lasciarsi andare e di lasciare andare i propri sentimenti (Cosmopolitan), diventa presa di coscienza e allo stesso tempo di distanza, un coinvolgimento non totale capace di affermare “L’amore non esiste”.

“Amore siamo stanchi di te…Se penso alle partenze, montagne di promesse, di buone intenzioni, le condivisioni, e poi tanti saluti, montagne di silenzi…” L’aspettativa di un sentimento così travolgente che ci fa sembrare capaci di scalare montagne insormontabili, ma che una volta arrivati nella vetta, riscendendo sembrano confondersi con il resto del paesaggio pianeggiante…’Le promesse farsi silenzi’: quando la scossa dell’innamoramento ha esaurito la sua energia e l’entusiasmo non sa più  su quale parola puntare. Una storia che appena nata sembrava infinita “sperare sempre che ci sia, la persona giusta, quella che ti capisce che non ti ferisce”, ma poi la disillusione, la consapevolezza che “la lungimiranza forse è quella che manca…” perché quando si è presi dall’amore, tutto il resto sbiadisce, ma poi ancora una volta, ecco, sono di nuovo i suoi colori a sbiadire uno per uno. “Non è colpa mia se abbiamo solo una vita e la buttiamo via” forse a cercare quello che non c’è… ” parole che presagiscono la ferma constatazione di chi vede nell’ amore raccontato nelle favole, come un’idea pressoché “platonica”, che poi il mondo reale distorce con la sua volubilità.

Per quanto il timore di intraprendere un nuovo viaggio  in Cosmopolitan ci immobilizzava ancora prima di partire , in “L’amore non esiste” siamo già “in media res”, ma prima di proseguire guardiamo a quello che è stato, ancora una volta buttiamo un occhio al passato, cercando di proiettare davanti a noi il nostro futuro: “Allora lascia che vada se la mia strada non è la tua”.

E’ possibile guardarsi indietro, tuttavia scorgere il punto di partenza non è altrettanto semplice, ripercorrere a ritroso quella stessa strada per trovarne una che magari era in ombra, ma che ora sarebbe in grado di farci risplendere e di capire che l’amore esiste…

Sonia Bellin

IL NUOVO VIDEO DI OTTAVIO ZANI!!!

Semplice scrittore, fotografo indefinito, cantante stonato. Sognatore a tempo indeterminato…

Classe 1979,  è con queste parole  che si definisce Ottavio Zani che qui vogliamo presentare come cantautore. Non solo i viaggi quindi, che lo hanno portato ad esplorare l’Asia, il Sudamerica, i Caraibi, il Sudafrica e il Giappone…per non parlare dell’Europa. ..Tra le immagini trasformate in fotografie, i luoghi, le persone, ci sono anche le storie e i racconti, alcuni di questi sono diventate le trame di due libri di grande successo pubblicati dalla compagnia della stampa – Massetti Rodella editori .

Laureato in lettere e filosofia, Ottavio Zani, è riuscito ad unire passioni diverse, ma che prendono ispirazione una dall’altra: i viaggi che diventano non solo luoghi da visitare, ma da raccontare attraverso la scrittura, scatti fotografici che oltre ad immortalare momenti, diventano figure da inserire in una storia, e poi la musica…Il trait d’union che suggella il legame con le emozioni.

Non a caso, l’ultimo album di Ottavio, intitolato “Con il mare di dentro”, è un diario di tutte le sensazioni provate e vissute durante questi viaggi e permanenze. Appassionato anche di vela, l’artista è proprietario di un noleggio di sci a Temu’, in alte valle Camonica e accompagnatore di media montagna presso il collegio delle guide alpine Lomabardia .

Ma veniamo al nuovo singolo di Ottavio Zani e in particolare al videoclip correlatovi, dal tono un po’ grottesco, con una sceneggiatura curata dallo stesso Ottavio e dall’amico regista Andrea Cominoli. Il singolo in questione si intitola “Un’altra inutile emozione”, estratto dal “Con il mare di dentro”, è la storia

di una persona  che a 40 anni si rende conto  che il tempo è passato, che si invecchia, come invecchiano gli amici , le situazioni, e le persone che accompagnano la vita. C’è una frase nel brano che appare emblematica è “Gli amici in cui credevi sono solo degli auguri di natale”, la quale prende spunto da un’esperienza vissuta dal cantautore ossia dal suo rapporto  con un amico  a cui era molto legato da giovane ma che il tempo e le vicissitudini, questi incontri e scontri della vita, ha fatto sì che tale amicizia, si riducesse ad un biglietto scambiato il giorno di Natale.

Il video della canzone ripercorre il senso amaro di questo distacco mostrando proprio il distacco da ciò che di più caro abbiamo, ovvero la vita.  Puntando su un soggetto alquanto macabro come la morte, il video mette in scena l’ultimo giorno di vita dell’attore, mentre Ottavio, altri non è che la personificazione della morte, quasi un Caronte  che lo traghetta il protagonista nell’ultimo giorno di vita. Raccogliendolo sulla strada, in auto lungo il tragitto gli passa uno spinello e  gli scava poi una fossa; si sente a questo punto un colpo di pistola ma non si sa da chi e da dove provenga…Qualcuno potrebbe averli sparato, potrebbe essersi suicidato…nessuno lo sa…lo spettatore stesso rimane con il dubbio, suscitando quella sensazione di incertezza che il tempo che passa desta in noi…

Sonia Bellin

PANACEA: “SOLTANTO VIVERE DI TE”

Con un videoclip girato fra Portovenere e L’isola Palmaria, arriva il nuovo singolo di Panacea, al secolo  Francesco Tartarici. Classe 1974, panacea  inizia a scrivere canzoni all’età di 15 anni, esibendosi anche nei locali della sua città natale, ossia La Spezia; da lì, in poco tempo, il cantautore diventa non solo corista, ma anche autore di diversi brani di Alexia nell’album ” Gli occhi grandi della luna” e ” Stars” . Corista anche di Max Pezzali, con cui partecipa al tour  “Time Out”, dopo la tragica scomparsa del padre panacea avverte l’esigenza di scrivere per se stesso, dando libero sfogo alle sue emozioni e al suo vissuto. Nel 2015 comincia quindi il lavoro di pre- produzione e produzione dei brani inediti e del progetto Panacea Sound, l’etichetta con la quale ha anche pubblicato l’attuale singolo in promozione. Il titolo è “SOLTANTO VIVERE DI TE” e si tratta di un brano che dal punto di vista musicale ben rappresenta l’orizzonte musicale, ma anche mentale di Francesco. Un rock nudo e crudo, vicino all’underground italiano, ma non distante dal filone pop–rock che circa dieci anni fa infestava anche le radio di flusso, un tuffo nel passato per gli ascoltatori più nostalgici ma uno sguardo anche al presente e al futuro, per cercare di valorizzare tutto quello sfondo rock e lo stile che gli è connesso, per non dimenticare le radici e gli splendori di un genere che in Italia ha dato e continua a dare un grande seguito. Ma uno sguardo soprattutto nei risvolti più nascosti del cuore di Panacea: “Mi piacerebbe poter dire che rimani solo un ricordo, che per te non provo niente…” lo sforzo immane di chi cerca di porre un confine tra quello che è stato è quello che è …Non c’è qui la volontà di dimenticare, altrimenti non si parlerebbe nemmeno di ricordo, quello che sta tentando di fare Francesco, con tute le sue forze è di porre una svolta, ricercando dentro se stesso quella forza, per non poter vivere soltanto di qualcuno o qualcosa per cui forse ora non vale più la pena ….Il contare solo su stessi, senza per questo sentirsi incompleti…Eppure “Sei tu che tieni un cuore al guinzaglio….”: non siamo sempre noi a dare una direzione al nostro percorso, talvolta qualcosa  di cui vorremo liberarci, ci tiene legato a sé…

E questa volontà di tagliare i ponti con il passato si rispecchia nella stessa trama musicale: la chitarra elettrica risponde ad un basso che imperterrito, si sovrappone ad ogni battuta ma lasciando emergere la voce graffiante di Panacea, che tagliente si sincronizza a pieno titolo con la tutta strumentazione, in una perfetta sincronizzazione.

Sonia Bellin

INTERVISTA ALLE VERTIGINI ACUSTICHE!!!!

Ormai abituati a rimanere costantemente in rotazione radiofonica, abbiamo con noi le Vertigini Acustiche, duo composto da Antonio Riccioluti a Ramona Leoni

Ben ritrovati ragazzi, dunque, dall’esordio nei locali di Roma e provincia, al lancio del vostro terzo singolo…ne è passato di tempo…e ne sono successe di cose…

Ciao Sonia è sempre un grande piacere per noi. Sì, sono tre anni ormai che lavoriamo fra le nostre canzoni e le esibizioni live nei vari locali; pian piano stiamo cercando costruire la nostra identità come “Vertigini Acustiche”

Il brano attualmente in promozione si intitola “Che cos’è!”, il quale sia musicalmente, che per quanto riguarda la tematica affrontata, ha un taglio del tutto diverso rispetto ai due singoli precedenti, molto legati tra di loro?

Sì, molto diverso per certi aspetti ma comunque collegato al resto dell’EP, per altri: dal punto di vista musicale, indubbiamente, subentra questa struttura del classico “twelve bar Blues” dissacrato poi invece da un ritornello molto pop. A livello di tematiche si può dire che comunque sono delle riflessioni personali, magari un po’ più  varie, ma che stringono le mani alle altre canzoni presenti nel disco pur tuttavia con un taglio decisamente più ironico.

L’idea di un brano meno impegnato, per così dire, è in linea sia con la stagione, ma anche con la necessità talvolta, di prendere le cose con un po’ più di leggerezza e con una certa ironia…

L’idea di un brano meno impegnato, per così dire, è in linea sia con la stagione, ma anche con la necessità talvolta, di prendere le cose con un po’ più di leggerezza e con una certa ironia…

Nel brano vige una domanda, un po’ spiazzante, tuttavia molto inerente al periodo che stiamo vivendo, dove si è sempre connessi con ogni strumento e ogni persona, senza essere magari sintonizzati con i sentimenti e le emozioni, ossia la frase “Che cos’è un sentimento se non lo puoi provare…?”

Già. La connessione, nei giorni d’oggi, può assumere diverse. Idem per la sintonizzazione. Hai fatto, come sempre, un’ottima osservazione.

Il brano raccoglie delle domande relative a ciò che viviamo e che ogni giorno osserviamo,  colori come quelli del semaforo, diventano un pretesto per riflettere sul percorso della vita, molto simile spesso ad una strada, come le soste, le fermate, con i segnali che ci guidano e ci dirigono in un senso piuttosto che in un altro….

il brano raccoglie delle domande relative a ciò che viviamo e che ogni giorno osserviamo,  colori come quelli del semaforo, diventano un pretesto per riflettere sul percorso della vita, molto simile spesso ad una strada, come le soste, le fermate, con i segnali che ci guidano e ci dirigono in un senso piuttosto che in un altro….

E’ difficile rispondere alle tue domande poiché fai delle considerazioni che c’entrano in pieno già il mood stesso della canzone… Esatto, il gioco fra i colori del semaforo e le azioni ad esso correlate, sono proprio il modo in cui noi ci possiamo approcciare al percorso della vita.

C’è poi un’immagine di notevole impatto emotivo e che si lega parecchio anche questa, purtroppo  alla realtà quotidiana…ci si chiede “come cresce un bimbo per strada se ci sono soldati a sparare?” ecco quindi che se la strada rappresenta la metafora del nostro cammino, questa diventa anche uno scenario tragico, dove il confronto con le paure, la violenza.. addirittura la morte, ci lascia  a volte ben poche scelte …

Giusto. Questa è la riflessione più “cruda” della canzone che invece ha un taglio molto disimpegnato. È difficile però non riflettere su queste brutture le quali purtroppo quasi quotidianamente vediamo ma che con colpevole ignavia ignoriamo, complice anche un po’ lo stile di vita occidentale che da più importanza all’apparenza anziché all’essenza.

Sonia Bellin

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